Disturbi alimentari - Ludovica Casini Psicologa

Disturbi alimentari

I Disturbi Alimentari rappresentano una piaga tipica della società occidentale che sta espandendosi anche ad altre culture fino a poco tempo fa immuni da questo tipo di patologie. Non solo l’incidenza sta aumentando sia fra le donne che fra gli uomini, ma anche l’età d’esordio si sta drammaticamente accorciando. L’abbondanza, l’opulenza e la sovraesposizione mediatica di tutto ciò che ruota attorno al food , fanno dell’alimentazione e del rapporto con il cibo un fattore culturale, sociale ed economico di cruciale importanza. I disturbi del comportamento alimentare rappresentano il lato oscuro di questa medaglia, il più difficile da affrontare, l’emblema di ciò che può accadere quando il rapporto fra mente e corpo si rompe. Si tratta di disturbi mentali estremamente seri, che possono portare alla morte. La percezione di tale rischio è estremamente ridotta e sfavorita dal perdurare di modelli di bellezza irrealistici che vengono propinati attraverso ogni canale di comunicazione. I social e il web in generale rappresentano una galassia spesso incontrollata dove le ragazzine possono essere guidate passo passo a diventare anoressiche e dove chi non risponde a certi canoni viene bullizzato (basti pensare al body shaming denunciato da molti personaggi famosi). Chi non mangia fino a scomparire, chi mangia e vomita compulsivamente, chi si abbuffa di nascosto, chi non riesce a smettere di mangiare, chi è ossessionato dal cibo sano: i quadri psicopatologici sono estremamente diversi fra loro e richiedono forme di trattamento specifiche per ognuno.

La Terapia Breve Strategica si è distinta negli anni per l’individuazione di protocolli di intervento efficaci, costruiti per sbloccare il meccanismo patologico alla base dei diversi disturbi alimentari, aiutando migliaia di pazienti e le loro famiglie a smettere di soffrire e tornare a vivere.

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Anoressia

Disturbo caratterizzato dalla riduzione progressiva e il più delle volte graduale dell’alimentazione fino al completo rifiuto del cibo, che si distingue principalmente in anoressia giovanile e nella sua forma cronicizzata, che interessa pazienti adulti. La percezione di sé quando il disturbo si struttura è fortemente alterata (più dimagrisco più mi vedo grassa, provo vergogna per il mio aspetto). L’astinenza gradualmente si estende ad ogni tipo di sensazione piacevole per cui nel giro di pochi mesi la paziente anoressica si costruisce una armatura che protegge dalle sensazioni che la spaventano e perturbano ma al tempo stesso crea una prigione da cui è difficile uscire. L’astinenza dal cibo può essere associata ad altri comportamenti disfunzionali che complicano il quadro clinico dal punto di vista sia psicologico che organico (vomitare, assumere lassativi e purganti, assumere sostanze psicoattive, fare attività fisica eccessiva, procurarsi tagli ed altre forme di autolesionismo, etc…). Le dinamiche relazionali e familiari sono un elemento cruciale di persistenza della patologia, pertanto il trattamento prevede un diretto coinvolgimento delle figure di riferimento.

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Bulimia

Il disturbo è caratterizzato dalla irrefrenabile compulsione a mangiare grandi quantità di cibo associati ad un vissuto di perdita di controllo. Questa sfrenata tendenza ad abbuffarsi è slegata dalla sensazione della fame, che presto scompare del tutto in quanto il soggetto raramente riesce a non mangiare per un tempo sufficiente per poi percepire tale stimolo anzi, più spesso il bulimico si sente così pieno da star male. Il grasso corporeo che si accumula e il vissuto di vergogna per il proprio aspetto portano spesso questi pazienti ad abbuffarsi di nascosto. Alcuni si  rivolgono a dietologi e nutrizionisti, ma il tentativo di controllare l’alimentazione e l’eliminazione del piacere legato al cibo creano un corto circuito che invece che rompere il disturbo, lo alimenta. Esistono vari tipi di bulimia, alcuni pazienti riescono a stare a dieta per un periodo di tempo ma poi recuperano i chili persi con gli interessi. Altri non fanno vere e proprie abbuffate ma mangiano spesso durante tutto l’arco della giornata. Quale che sia il quadro specifico, la bulimia è un disturbo mentale che richiede il giusto intervento specialistico per essere affrontato e superato.

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Binge-eating

Tale disturbo è caratterizzato da una alternanza fra momenti di perdita di controllo caratterizzati dall’assunzione di grandi quantità di cibo in breve tempo a momenti di restrizione alimentare, se non di vero e proprio digiuno. Questo permette a chi soffre di questa patologia di conservare un aspetto che non tradisce il proprio problema: non sono né eccessivamente magre né obese. Una tipica forma di comportamento associato alla restrizione alimentare nel binge-aeating è l’over-exercising, per cui il movimento fisico non è considerato un piacere ma un mezzo per consumare calorie fra una abbuffata e l’altra. Non è raro che queste pazienti aumentino e diminuiscano di alcuni chili nell’arco di pochi giorni. Queste pazienti spesso si evitano i piaceri sociali per non correre il rischio di perdere il controllo nei giorni di restrizione, mentre nei momenti di binge-eating si isolano per poter realizzare al meglio l’abbuffata. Spesso arrivano in terapia quando questo equilibrio patologico si rompe e vivono con grande sofferenza questa perdita di controllo su di sé.

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Vomiting

Nel Vomiting o Sindrome da Vomito, la paziente mangia quantità di cibo notevoli e subito dopo si autoinduce il vomito per tenere sotto controllo il peso; con il passare del tempo questa sequenza di comportamenti diventa un rituale piacevole slegato dalla iniziale funzione. L’opinione diffusa in parte della comunità scientifica è quella di considerare le condotte di eliminazione sempre e soltanto come una forma di compensazione per non ingrassare dopo una abbuffata o una trasgressione alimentare anche minima. La paziente in questione non di rado arriva in terapia con una diagnosi di bulimia nervosa o anoressia nervosa nella variante con abbuffate/condotte di eliminazione (DSM-5). Questa categoria di pazienti non risponde alle terapie messe a punto per gli altri tipi di disturbo alimentare. Come mai? La scoperta fondamentale che ha permesso di studiare tecniche terapeutiche ad hoc per questa forma di disturbo alimentare è nata dall’osservazione che alla base della sua manifestazione clinica principale, il vomito autoindotto dopo l’assunzione incontrollata di cibo, ci sia non più e non soltanto la necessità di espellere immediatamente le calorie assunte per paura di ingrassare, ma il piacere legato a questa pratica. Per molte ragazze scegliere con cura il cibo da ingurgitare, concedersi di nascosto l’abbuffata e correre in bagno per vomitare diventa nell’arco di pochi mesi un rituale basato sul piacere, un piacere tanto trasgressivo quanto travolgente, tanto proibito quanto irrinunciabile. Sono proprio queste caratteristiche a determinare la resistenza di queste pazienti a seguire terapie ‘coercitive’, basate su divieti che altro non fanno se non aumentare il desiderio di farsi travolgere dal piacevole rituale e porre le basi per la cronicizzazione del disturbo.

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