Ansia, panico e fobie - Ludovica Casini Psicologa

Ansia, panico e fobie

La paura è una emozione di base fondamentale, associata ad una reazione funzionale e immediata di attivazione dell’organismo, quando una situazione viene percepita come realmente pericolosa. L’ansia è un sistema di risposta più complesso che coinvolge il nostro corpo (tachicardia, dispnea, sudorazione…) e che nel tempo può modificare il modo di percepire ciò che ci accade, la nostra visione di noi stessi e del mondo, i nostri comportamenti, le nostre credenze. L’ansia descrive uno stato che può essere transitorio o durevole, può riguardare una singola situazione o estendersi a più contesti. Può essere riferita a un elemento che identifichiamo come fuori da noi, esterno, o riguardare parti di noi. L’ansia può essere sana o patologica. L’ansia sana è transitoria e di intensità non eccessiva, ci aiuta a dare il meglio di noi in una situazione specifica, sottolinea un momento importante e, perché no, ci fa sentire vivi! L’ansia patologica è invece quella che ci impedisce di funzionare bene in una o più aree della nostra vita, vivendo uno stato psicofisico di tensione accompagnato da pensieri negativi e anticipazioni catastrofiche del futuro.

La Terapia Breve Strategica da decenni utilizza ed implementa protocolli specifici di trattamento di comprovata efficacia che permettono di risolvere in tempi brevi i più diversi disturbi dello spettro fobico.

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Panico

L’attacco di panico è una forma estrema, intensa e improvvisa di paura, che ha alla base un preciso meccanismo psicofisiologico. Ha una durata limitata nel tempo ed è accompagnata da una sintomatologia tipica: sudorazione profusa, tachicardia (o anche irregolarità nel battito e la sensazione di avere il cuore in gola), nausea, vertigini, brividi di freddo, vampate di calore, parestesie (torpore e formicolii) e tremore, sensazione di soffocamento (nodo alla gola e respiro affannoso e superficiale), dolore al petto.

Il soggetto colpito da questo “fulmine a ciel sereno” in genere sperimenta la paura di morte imminente, la paura di perdere il controllo di sé, di impazzire, di dire o fare cose imbarazzanti. Quando l’attacco di panico si ripete in un lasso di tempo breve, si parla di un vero e proprio Disturbo da Attacchi di Panico, che può presentarsi con o senza Agorafobia (percezione di paura in situazioni o luoghi dai quali potrebbe essere difficile scappare o ottenere aiuto). Sulla base di quello che il soggetto decide di fare per gestire questa condizione, si possono strutturare diversi quadri psicopatologici. Ad esempio c’è chi si chiude in casa, delega ogni cosa ai familiari, evita qualunque fonte di stress e situazione legata all’esordio del panico oppure chi costruisce attorno a sé meccanismi di controllo ed evitamento molto più sofisticati che gli restituiscono la percezione illusoria di saper gestire il disturbo.

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Fobia Specifica

Paura irrazionale legata a una situazione o oggetto specifico (animale, persona, luogo, attività) che il più delle volte non comporta un reale pericolo per il soggetto ma che viene percepito come tale, per questo esistono tante paure quante se ne possono inventare! Di seguito alcuni esempi di fobia specifica.

  • Zoologiche (animali come piccioni, insetti, topi, gatti, etc…);
  • Situazionali (rimanere soli, allontanarsi, sorpassare in autostrada, prendere l’areo, etc…);
  • Contagio (escrementi, sangue, siringhe);
  • Perdere il controllo o lasciarsi andare (arrossire, sudare, parlare in pubblico)
  • Catastrofi naturali (terremoti, eruzioni vulcaniche)
  • Atipiche (paure degli angoli, del vento, del chiaro di luna, del temporale, etc…)

L’elenco è pressoché infinito perché qualunque cosa può diventare oggetto di una reazione fobica patologica. Quale che sia l’oggetto della fobia, il soggetto ne è fortemente invalidato.  Quando si crea una situazione di contatto improvvisa con l’oggetto fobico egli può sperimentare stati di ansia acuta fino all’attacco di panico vero e proprio. La persistenza del problema è legata primariamente all’evitamento che con il tempo si generalizza e rende il problema invalidante.

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Ansia Generalizzata

L’ansia generalizzata indica una condizione costante di allarme e preoccupazione che perdura nel tempo accompagnata dall’innalzamento, talvolta intermittente, dei parametri fisiologici (respiro affannoso, tachicardia). Non ci sono picchi d’ansia, come nel caso dell’attacco di panico. Il soggetto che soffre di questo disturbo vive in uno stato di ansia e apprensione pressoché continuo e ha difficoltà nel gestire questa condizione: in pratica, non vive mai un momento di vero benessere. Talvolta si sviluppano nel tempo anche disturbi del sonno, somatizzazioni, difficoltà di memoria e concentrazione e un umore irrequieto e irritabile, associati alla condizione di costante tensione psicofisica. In generale la realtà del mondo è percepita come minacciosa e pericolosa in sé e il soggetto spesso anticipa catastroficamente gli eventi. Anche quando la difficoltà da attraversare è oggettiva (problema sul lavoro, malattia di una persona cara, etc…), si percepisce come incapace di farvi fronte e tende a viverla con preoccupazione sproporzionata e ansia anticipatoria per quello che potrebbe accadere. Al pari degli altri disturbi fobici, varie forme di evitamento unite alla richiesta costante di rassicurazione risultano palliativi efficaci per breve tempo, contribuendo a mantenere e cronicizzare il disturbo.

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Disturbo post traumatico da stress

è una manifestazione psicopatologica di consistente gravità con sintomi in evidente relazione con l’esposizione a un evento percepito come traumatico. La percezione del mondo da parte cambia in seguito a tale esperienza. Il soggetto fatica a dare un senso al suo vissuto, prova rabbia, paura e dolore persistenti nel tempo e rivive immagini e sensazioni vivide di quanto accaduto.

Ma che cos’è un evento traumatico? A fine anni ’90 un gruppo di ricercatori ha rivisto la “scala dei fattori stressanti” individuandone ben sessantuno. Ai primi posti troviamo: morte di un figlio, morte del coniuge, carcerazione, licenziamenti, divorzio, etc… Tuttavia le condizioni associate all’insorgenza del Disturbo Post Traumatico da Stress non sono sempre, al contrario di quanto si è portati a credere, di natura “oggettivamente traumatica” (incidenti gravi, catastrofe naturale, guerra…). Quello che la letteratura nel tempo ha considerato come fattore identificativo del disturbo è la regolarità per un tempo consistente delle reazioni (fisiche, mentali e comportamentali) che il soggetto sviluppa in seguito ad un evento soggettivamente percepito come traumatico.

L’evento a cui la persona è stata esposta determina una reazione che va oltre il fisiologico disadattamento temporaneo conseguente ad una esperienza stressante e inaspettata: l’aumento dell’arousal comporta uno stato di ansia costante, irritabilità, insonnia che perdura per almeno un mese. La persona ha frequenti pensieri intrusivi (diurni in forma di flashback, notturni in forma di incubi) e comincia ad evitare direttamente e indirettamente tutto ciò che è collegato all’evento. Il tentativo di gestire gli effetti del trauma volendolo allontanare, cancellare dalla mente e al contempo le tentate soluzioni che implicano un coinvolgimento degli altri (ricerca di aiuto, rassicurazione e lamentela), rendono il vissuto traumatico qualcosa da cui è sempre più difficile staccarsi nel presente. Il soggetto è vittima non solo di ciò che ha vissuto ma anche di ciò che continua a costruire in maniera disfunzionale attorno al trauma, mantenendolo vivo.

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