Ossessioni e compulsioni - Ludovica Casini Psicologa

Ossessioni e compulsioni

Quando il pensiero e l’azione si irrigidiscono, la mente dell’uomo può creare delle prigioni da cui sembra impossibile uscire. I disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo sono considerati storicamente la “bestia nera” della psicopatologia: sono estremamente invalidanti e resistenti alle terapie farmacologiche e anche gli interventi psicologici e psicoterapeutici tradizionali hanno dei tassi di efficacia molto bassi. 

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La Terapia Breve Strategica dei disturbi ossessivi compulsivi prevede l'utilizzo di protocolli di trattamento che portano in un'alta percentuale di casi alla totale estinzione di questi disturbi apparentemente impossibili da trattare.

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Disturbo ossessivo

Quando l’ossessività ha a che fare con il pensiero, il paziente percepisce immagini e/o pensieri intrusivi, disturbanti che arrivano alla mente in maniera incontrollabile e sono avvertiti come indesiderati. L’oggetto delle ossessioni è estremamente vario e può essere anche molto bizzarro. Il paziente ossessivo appare stanco fisicamente e molto stressato. Il tentativo deliberato di scacciare, sopprimere, controllare i contenuti mentali indesiderati risulta inefficacie. La mente è “presidiata” e la perdita di controllo del pensiero allarma il soggetto che vive uno stato significativo di malessere associato ad insonnia, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Il paziente ossessivo per sua natura lotta, combatte contro qualcosa che, in questo caso, non vorrebbe avvenisse nella sua mente.

L’ossessività si manifesta in altri casi anche come tratto di personalità in quei soggetti che programmano ogni cosa per sé e per gli altri, sia nella vita personale che in quella professionale. La sfera del piacere è pressoché assente, la loro vita è fatta di doveri, organizzazione, pianificazione, anticipazione. Sorpresa e rischio non sono previsti. Di rado si fidano degli altri, non delegano niente perché per loro significherebbe perdere il controllo assoluto (e illusorio) sulla realtà. Culturalmente l’illusione del controllo è qualcosa che viene promossa e sostenuta in ogni ambito e rispetto a questo l’ossessivo può essere definito come il prodotto perfetto del nostro tempo . Questi pazienti sono molto performanti, efficienti e raggiungono i loro obiettivi di vita. Affrontano ogni cosa calcolando bene le mosse da compiere. Quando questa tendenza si irrigidisce però questo status quo viene minacciato: il soggetto inizia a reagire male di fronte alle innumerevoli situazioni che non riesce a gestire come vorrebbe e che sfuggono alla possibilità di controllo ossessivo. Con il tempo possono manifestarsi: rabbia, frustrazione, sintomi psicosomatici, malessere diffuso, insonnia fino a vere e proprie forme di “tilt psicofisico”, compresi attacchi di panico. Quando arrivano in terapia questi paziento non sanno spiegarsi cosa stia accadendo nella loro vita, perché quello che ha sempre funzionato adesso non funziona più.

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Disturbo ossessivo-compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è un disturbo caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni, che interferiscono con la vita quotidiana, causando un disagio significativo. La percezione di base di un paziente ossessivo compulsivo è di natura fobica. Ha paura di qualcosa e questa paura assume la forma di una ossessione che il soggetto cerca di gestire attraverso rituali. Le ossessioni possono essere pensieri, impulsi, immagini avvertiti come incontrollabili, ad esempio: “Ho dimenticato di chiudere la manopola del gas”, “Ci sono dei germi sulle mie mani”, “Ho ucciso qualcuno con la macchina”, immagini blasfeme a sfondo religioso, a sfondo sessuale, timore di fare del male a una persona cara, timore di agire dei comportamenti sconvenienti in pubblico… 

Le compulsioni sono comportamenti o “azioni mentali” che la persona mette in atto in risposta a un’ossessione ed hanno la funzione di ridurre il disagio provocato dalle ossessioni e di prevenire un qualche evento temuto, propiziare il futuro o riparare a qualcosa che è stato fatto (lavarsi le mani, riordinare, controllare oppure contare, pregare, ripetere formule mentalmente). Il paziente cerca di non entrare in contatto con ciò che lo spaventa (evita ad esempio di dare la mano se è ossessionato dall’idea di contaminazione da contatto), ricerca spesso aiuto e rassicurazione e può coinvolgere i familiari nello svolgimento dei rituali compulsivi. La persistenza del disturbo è legata alla tentata soluzione del rituale che inizialmente rappresenta una forma di controllo dell’ansia scatenata dall’ossessione avvertita come funzionale. Se ho il pensiero ossessivo di dover controllare il gas per paura di eventuali fughe, tornare indietro a controllare mi farà sentire inizialmente più tranquillo. Nel tempo il controllo del gas diventa inevitabile, il soggetto non può non farlo un tot di volte, anche se farlo causa una notevole perdita di tempo e lo deve ripetere sempre allo stesso modo per essere sicuro, pena il dover ricominciare da capo. Questa sequenza ripetuta diventa un vero rituale compulsivo che scatta in risposta all’ossessione (timore di fughe di gas, timore di non potersi fidare di se stesso…). 

Il rituale da soluzione diventa esso stesso il problema. La ricorsività patologica che porta il soggetto a rispondere all’ossessione con il rituale compulsivo determina la formazione di una rigida credenza: se non faccio questo, accadrà qualcosa di male, ad esempio. Dunque, quando il disturbo si è stabilizzato, la funzione attribuita al rituale è spesso del tutto slegata da quella di partenza (controllo il gas 5 volte prima di uscire perché la mia giornata lavorativa vada bene).

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