Modello Breve Strategico - Ludovica Casini Psicologa

Modello Breve Strategico

La Terapia Breve Strategica è un modello di psicoterapia che fonda le sue origini su discipline antiche, dalla tradizione ellenica della retorica dei sofisti all’arte cinese dello stratagemma, e su teorie moderne che hanno avuto un impatto decisivo sullo sviluppo di molte discipline scientifiche nell’ultimo secolo, in primis la Teoria della Comunicazione della Scuola di Palo Alto sviluppata presso il Mental Research Institute. Dagli anni Ottanta in poi la collaborazione fra Giorgio Nardone e Paul Watzlawick ha permesso di formalizzare protocolli specifici di trattamento per differenti forme di patologia e nel corso degli ultimi tre decenni il modello è stato applicato con successo a migliaia di casi in Italia e nel mondo. Attualmente si parla di Psicoterapia Breve Strategica Evoluta facendo riferimento alle ulteriori evoluzioni del modello messe a punto dai ricercatori e terapeuti afferenti al Centro diretto dal Professor Nardone. “L’arte del cambiamento” scritto da Watzlawick e Nardone e tradotto in oltre dieci lingue con oltre 60 differenti edizioni, è considerato il manifesto dell’approccio evoluto. Un testo consigliato a chiunque voglia avvicinarsi a questo mondo affascinante.

No all'etichettamento

Nel percorso non si utilizzano test psicometrici e manuali diagnostici che definiscono a priori parametri rigidi di ciò che è normale e ciò che è patologico. E’ attraverso il dialogo che si delinea operativamente ciò che è percepito come disfunzionale dal paziente e quindi il campo d’azione.

L’individuo è considerato come attivo costruttore della propria realtà e come tale in grado di evolvere verso una modalità di percezione e reazione di sé e del mondo più funzionale.

Focus su come funziona il problema

In questo tipo di approccio non ci si sofferma su quali siano le cause del problema ma si procede alla scoperta di come funziona il problema qui ed ora. La storia personale e familiare, le esperienze che abbiamo attraversato, gli incontri che abbiamo fatto, i traumi che abbiamo subìto, le decisioni che abbiamo preso e quelle che non abbiamo avuto il coraggio di prendere: il passato è parte di noi ma è solo nel presente che il soggetto ha il potere di agire.

Definizione di un obiettivo

Il problem solving è uno dei pilastri dell’intervento breve strategico, che prevede sin dalla prima seduta di consulenza la definizione di un obiettivo concreto e raggiungibile, concordato con il terapeuta sulla base delle specifiche caratteristiche della persona.
Per percorrere una nuova strada, occorre prima di tutto tracciarla.

Efficacia

Si definisce come la capacità dell’intervento di raggiungere effettivamente gli scopi prefissati e quindi l’obiettivo concordato con il paziente; è una delle caratteristiche fondamentali del modello breve strategico, come dimostrato dalle ricerche condotte su migliaia di casi da quando questa modalità di intervento ha trovato ampia applicazione.

Che tu abbia un disturbo conclamato ed invalidante o che tu soffra per un problema transitorio, superarlo, imparare a gestirlo, stare meglio sono l’unica misura del successo del tuo percorso terapeutico.

Brevità

Definire a priori la durata di un percorso terapeutico non è MAI possibile, ma questo NON significa che il tempo non sia un fattore di secondaria importanza! L’intervento è costruito perché i primi cambiamenti siano evidenti e percepiti nel più breve tempo possibile. Le dieci sedute sono il tempo che ci diamo per verificare se c’è uno sblocco del problema e abbia un effettivo valore terapeutico proseguire insieme il percorso.

Non solo parole

Le sedute di terapia breve strategica, fatto salvo casi rari di estrema gravità, hanno inizialmente una cadenza quindicinale. Questo permette alla persona di mettere in pratica, fra una seduta e l’altra, le prescrizioni ricevute (cose da fare in tempi e modi precisi) e di sperimentarne gli effetti perturbanti. Tali effetti saranno oggetto di indagine e ristrutturazione nella seduta successiva, in cui il terapeuta avrà l’opportunità di correggere l’intervento qualora gli esiti non siano quelli attesi, in un circolo virtuoso di auto-correttività e flessibilità che aumenta le probabilità di successo terapeutico.
Il paziente si percepirà sin da subito come il vero agente del proprio cambiamento.

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