Uso e abuso dello smartphone: l’importanza dell’esempio che offriamo ai nostri ragazzi - Ludovica Casini Psicologa

Uso e abuso dello smartphone: l’importanza dell’esempio che offriamo ai nostri ragazzi

La difficoltà di fare a meno dello smartphone e il suo utilizzo massiccio fa di noi automaticamente delle persone affette da dipendenza?

Come fare a proteggere i nostri figli dal rischio della dipendenza?

Molti studi e ricerche si stanno occupando della dipendenza dagli strumenti tecnologici e in particolare delle ripercussioni negative che l’uso eccessivo e inconsapevole della tecnologia ha sui comportamenti e gli atteggiamenti dei bambini e dei ragazzi. Tutti noi trascorriamo molte ore online: il contesto professionale ci impone di essere connessi ad apparecchi tecnologici anche per mansioni che fino a poco tempo fa non lo prevedevano e lo smartphone ci accompagna in ogni momento della giornata, spegnendosi (nella migliore delle ipotesi) solo quando anche noi ci spegniamo e il sonno ci impone la disconnessione dal mondo! Assumendo questa prospettiva, il gap fra noi e i giovani “nativi digitali” sembra non essere così notevole…

A differenza di molti altri strumenti che ci facilitano la vita, i devices tecnologici sembrano avere la caratteristica di assorbire istantaneamente la nostra attenzione e il nostro tempo e convincerci più o meno subdolamente della loro assoluta indispensabilità in ogni contesto.

Ed ecco che si parla di nuove dipendenze facendo riferimento a disturbi in cui l’oggetto della dipendenza può essere un’attività socialmente accettata e incoraggiata, come l’utilizzo dello smartphone.

Cambiamo cornice e facciamo lo sforzo di pensare a quando abbiamo preso la patente per l’auto. L’età per prendere la licenza di guida è fissata in Italia a diciotto anni, facendola coincidere con la maggiore età: il momento in cui il ragazzo può fare in autonomia una serie di cose che prima gli erano precluse dalla legge.

Per prendere la patente occorre studiare dei testi, fare un esame che valuti l’acquisizione della conoscenza delle regole della strada e i rudimenti circa il funzionamento della macchina. Nel frattempo al ragazzo è richiesto di esercitarsi nella guida vera e propria della vettura su strada con un istruttore e, parallelamente, un genitore al suo fianco che gli trasmetteranno la loro competenza e lo traghetteranno all’esame pratico. Se tutto procede senza intoppi nel giro di qualche mese il ragazzo potrà guidare in autonomia, seppur con delle limitazioni temporanee in quanto neopatentato. Questo momento di grande libertà coincide, come sempre, con una prima grande responsabilità da imparare a gestire, sia da parte del ragazzo che da parte della famiglia.

A che età lasciarlo libero di navigare online senza controllo?

Pensiamo adesso alla facilità con cui mettiamo in mano il telefono ai nostri ragazzi. La legge non impone delle regole valide per tutti e sta agli adulti decidere come regolarne l’utilizzo. A che età regalare il primo telefono? Come resistere alle richieste pressanti del bambino/ragazzo e del contesto in cui è inserito ( “A scuola sono l’unico a non averlo!”)? A che età lasciarlo libero di navigare online senza controllo? Come fare ad evitare che sia sempre appiccicato al telefono? Come controllare la sua vita online? È giusto farlo? La scuola può porre degli argini, vietando ad esempio l’utilizzo degli smartphone durante l’orario scolastico, ma al di fuori di esso come e cosa fare?

Per un adulto rispondere a queste domande è veramente difficile perché non può attingere alla propria esperienza personale: non ci sono modelli a cui far riferimento per insegnare l’utilizzo responsabile e consapevole della tecnologia ai nostri figli. Il primo passo, a volte faticoso ma doveroso, è essere consapevoli che siamo noi i modelli da seguire per i nostri ragazzi e quindi i nostri comportamenti sono il primo elemento su cui dobbiamo riflettere ed essere disposti a metterci in discussione.

Tutti noi “adulti” siamo convinti di poterci controllare da soli nell’utilizzo dello smartphone, ma è davvero così? Siamo così sicuri che ogni volta che prendiamo in mano il telefono lo facciamo per un bisogno oggettivo e reale? Prima di chiederci perché nostro figlio non è in grado di stare senza cellulare, proviamo ad interrogarci sul rapporto che abbiamo noi con la tecnologia. Riusciamo davvero a conservare degli spazi in cui la vita offline non ha bisogno di interferenze tecnologiche?

In media un adulto di oggi utilizza lo smartphone continuamente nell’arco della giornata e per qualunque cosa: controllare e-mail in tempo reale (leggerne e scriverne se necessario), essere guidati in ogni spostamento (l’orientamento spaziale è una competenza ormai largamente disappresa perché comodamente delegata alle app!), scegliere dove mangiare, ordinare cibi e bevande, comprare un regalo, guardare le previsioni meteo, prendere appunti vocali o dettare messaggi mentre si è alla guida, leggere commenti e reazioni istantanee su fatti appena accaduti e ovviamente scattare foto, selfie… l’elenco è pressoché infinito perché infinite sembrano essere le possibilità di applicazione della tecnologia nella nostra vita. Fra un po’ sarà difficile ricordarci la funzione originaria per cui è stato creato il telefono mobile: parlare a voce con le persone che ci interessano ma sono lontane da noi.

Imitare per fare bene

Osservare qualcuno compiere una azione è il modo più veloce per assimilare un nuovo comportamento. L’imitazione è una forma di apprendimento che viene utilizzata sin dalla nascita in molte specie animali, non solo nell’uomo. Il bambino impara velocemente a rispondere per imitazione a certi stimoli semplicemente replicando ciò che fa la mamma, anche se ancora non ha ben chiaro il significato di quella  azione. Anche noi adulti impariamo costantemente utilizzando l’imitazione di modelli ad esempio quando ne abbiamo bisogno, nei contesti nei quali non abbiamo idea di quali siano le regole da seguire. Ecco che ci “adattiamo” senza nemmeno rendercene conto attraverso l’osservazione e la ripetizione del comportamento degli altri, che sono uno specchio di consuetudini e regole a noi sconosciute fino a quel momento, comunicate senza bisogno di parole. Per i figli i genitori sono il modello più forte e importante, e imitarli nei loro modi di essere giorno dopo giorno è un fatto naturale. È un gioco emozionante riconoscere parti di noi, dei nostri modi di essere e comportarci, riflessi sui nostri figli. Più difficile è invece riflettere sui nostri cattivi esempi, come ad esempio essere i primi ad avere il telefono sempre in mano in ogni circostanza. Che cosa stiamo comunicando loro con questo comportamento?

Se i nostri bambini e ragazzi percepiscono il nostro panico quando la batteria del telefono ci abbandona, la nostra rabbia quando ci troviamo in una zona senza segnale, il nostro malessere quando non possiamo utilizzare lo smartphone perché in riparazione per qualche ora… se non ci rechiamo nemmeno in bagno lasciandolo appoggiato distrattamente su un tavolo, se anche a tavola il nostro sguardo è più spesso chino sullo schermo che dritto nei loro occhi, come possiamo pretendere che loro agiscano diversamente? Siamo noi i primi a dire loro, in ogni momento, che questo comportamento è lecito e accettato. Li stiamo autorizzando a farne un utilizzo smodato.

4 semplici azioni per disintossicarsi dallo smartphone

Se sei già consapevole di avere qualche difficoltà in questo senso, non disperare! La buona notizia è che in qualsiasi momento puoi decidere di apportare dei piccoli ma significativi cambiamenti al tuo comportamento di utilizzo dello smartphone.

Di seguito alcuni esempi pratici di cosa puoi fare da adesso per agire in questa direzione.

  • Per un periodo di tempo limitato a qualche giorno, ogni volta in cui prendi il telefono in mano, chiediti: “Perché lo sto usando?… è così importante adesso fare quello che sto facendo con lo smartphone?”. Gradualmente ti renderai conto di quanto spesso il telefono rappresenti un inutile riempitivo e diventerai più responsabile nel suo utilizzo.
  • Individua due o tre momenti nella giornata nei quali concederti una disintossicazione, eliminando la connessione anche solo per venti minuti. A quel punto ascolta e rifletti su ciò che senti: disagio, malessere, ansia, smarrimento… tutto questo cosa ti suggerisce? Con il passare dei giorni accettare questa piccola frustrazione ti aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza dei rischi che tutti corriamo nell’essere sempre iperconnessi e dei limiti che è opportuno porci.
  • Stabilisci delle regole in famiglia: chiare, definite e che valgano per tutti. Ad esempio: evitare di usare il telefono durante i pasti, nel letto di notte e nelle occasioni di socialità con la famiglia. Rispettare per primo queste regole ti aiuterà a farle rispettare agli altri.
  • Dai la possibilità a te e alla tua famiglia di riscoprire momenti di condivisione nella vita offline: ad esempio decidere insieme una attività piacevole che non preveda l’utilizzo di devices tecnologici e che sia attrattiva anche per i più piccoli.

Queste ed altre strategie che tu stesso potrai inventare, se mantenute costanti nel tempo, faranno di te un modello più credibile e una figura più autorevole quando sarà necessario (lo è sempre!) intervenire per regolare il comportamento di utilizzo dello smartphone da parte di tuo figlio.

“Prima di pretendere qualcosa, prova a pensare a quello che dai tu…”.

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